Cosa vuol dire correre una Maratona?

Cosa vuol dire correre una Maratona?

La gazzetta di Clara ep. 30

La Maratona di Francoforte è una delle gare che più amo in assoluto pur non avendola ancora corsa. Mi alleno in una società di maratoneti e non posso far a meno che iniziare a sentire il clima di questa gara già a inizio Luglio.

Ad un certo punto della stagione gli allenamenti di gruppo si allungano e durante la settimana i lenti diventano odissee. La mia bicicletta entra perfettamente in simbiosi con me, una gemella siamese, ancora più del solito. Magicamente trovo del tempo extra per riuscire a fare il mio allenamento e poi saltare sulla bici e fare compagnia ai maratoneti. In questo tempo osservo che preparando una maratona autunnale si vive l’estate in modo esplorativo. Si seguono i tramonti, la luce del sole. Si inizia la preparazione con un caldo opprimente e la si termina con i guanti e il berretto. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, osservo l’evolversi della preparazione, delle situazioni e anche delle persone e comincio a pregustare il sapore sempre più forte di un’attesa febbrile.

Ogni anno durante la fase preparatoria nuove persone si uniscono al gruppo per trovare sostegno nel raggiungere questo obiettivo faticoso, complicato, imprevedibile e, per tutti questi motivi, ammirevole. Ogni preparazione è diversa dalle altre e, questa volta, l’atmosfera mi ha travolta in un modo che ancora non conoscevo. Due settimane prima della gara ho iniziato a fremere per il desiderio di far parte della marea degli iscritti, almeno per una parte del percorso. Volevo finalmente poter calpestare quelle strade che conosco ad occhi chiusi e farmi guidare dalla linea blu che segna il tragitto da percorrere. Per una serie di vicissitudini per me fortunate il mio desiderio alla fine si è avverato e il 29 Ottobre mi sono ritrovata a indossare il pettorale con la lettera C della terza delle quattro frazioni della staffetta di nome “Musikstiftung”. Già solo il nome e la fondazione per cui avrei corso mi riempivano di gioia. La sera prima della gara incontrai per la prima volta due dei miei compagni di staffetta con i quali condivisi un buon piatto di pasta al pomodoro ed esperienze di vita.

In quella domenica tanto attesa di fine Ottobre ero scalpitante, felice e allo stesso tempo preoccupata. Non sempre il meteo a Francoforte è così ostico: freddo, ventoso e bagnato. Pensavo che tutte le persone che avevano lavorato duro per quel giorno di certo non l’avessero fatto per trovarsi poi condizioni così sfavorevoli. La corsa però è così. Le condizioni perfette sono una chimera ed è il carattere di ciascun corridore che fa la differenza. Con il cuore in gola e i pensieri rivolti agli sforzi che stavano compiendo i maratoneti mi diressi alla partenza della mia frazione. All’improvviso la mia attenzione fu richiamata da una telefonata: “Il cambio è andato a meraviglia! Ho passato il testimone quando solo più 12 persone erano dietro di me!” Era Dieter, il primo frazionista, che alla giovane età di 82 anni, dopo aver completato quasi 13 km era ancora fresco come un fiore. La seconda frazionista la incontrai dopo i suoi 6,1 km per poi poter iniziare i miei 9,5 km.

La mia corsa fu divertente, passai attraverso posti a me cari, superai l’uomo che fa la maratona portando un tronco sulle spalle. Pioveva a dirotto e il pavimento sembrava una piscina. Correndo calpestavo bicchieri di carta, vedevo le tracce lasciate dalle persone già passate. Pensavo ai maratoneti e guardavo i gruppi musicali ai lati delle strade. Cercavo, passo dopo passo, di guadagnare posizione su posizione e perché no raggiungere un mio compagno di società over 70 che era partito al cambio 10 minuti prima di me. La mia frazione non fu facile, l’acqua mi frenava, i bicchieri erano scivolosi e io cercavo di farmi spazio tra la massa di atleti che mi precedeva. Correndo talvolta mi tornava in mente un pensiero: “Ma come si fa a correrne una per intero in queste condizioni?”

Staffetta Maratona di Francoforte

In questi ultimi mesi, più volte, mentre guardavo affascinata i maratoneti, mi chiedevo “Cosa vuol dire correre una Maratona?” Me lo sono sempre immaginato come un viaggio dentro se stessi che non dura solo 42,195 Km ma inizia molti mesi prima della partenza della gara ed è un continuo esercizio di pazienza, di calma e di costanza.
Anche se sono consapevole di non avere ancora colto in pieno il senso più profondo del compiere un’impresa di questo tipo, mi rimane come lascito di questa bellissima esperienza l’impressione che le persone all’arrivo siano diverse da quando sono partite: scorticate dalle scorie della vita quotidiana, più umili e più pure. Un giorno, lo so, avrò l’onore e il piacere di trovare la risposta a questa domanda provando questa esperienza.

Clara

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