Il piede piatto nel podista

piede piatto

La corsa per quanto possa risultare un’attività apparentemente semplice, è caratterizzata da una marcata complessità dal punto di vista biomeccanico, pertanto ogni disequilibrio o alterazione riguardante strutture, tendini o legamenti può comportare diverse problematiche che possono sfociare in una riduzione della performance e un maggior rischio di incorrere in traumi ed infortuni.

Il piede piatto è una condizione che prevede il collasso o la scomparsa dell’arco longitudinale mediale del piede, spesso associato a eccessiva pronazione e la cui diffusione tra la popolazione adulta si attesta intorno al 26,6%. Una piccola percentuale di casi di piattismo del piede è dovuta a malformazioni congenite o fattori genetici, mentre i piedi piatti acquisiti, notoriamente più comuni, derivano da un’incapacità delle strutture muscolo-tendinee del piede di rispondere al carico del peso corporeo.

I soggetti affetti da piede piatto sembrano presentare una maggiore incidenza negli infortuni al livello del tendine d’Achille, dei muscoli mediali della gamba, del quadricipite, dei flessori della coscia, dell’anca e della schiena. Uno studio ha messo a confronto la dinamica del piede durante la corsa in 28 soggetti, 14 classificati con piede normale e 14 affetti da piattismo. I risultati hanno evidenziato una cinematica maggiore nei piedi piatti rispetto ai piedi normali. In particolare un’eversione superiore a livello di retropiede e mesopiede, mentre l’avampiede presentava più inversione. Questo spiega, almeno in parte, la correlazione tra il piattismo del piede e l’insorgenza di patologie come la sindrome da stress del tibiale mediale (MTSS), ampiamente diffusa tra i podisti.

Plantari ortopedici e scarpe adatte, pur non risolvendo permanentemente la condizione, possono costituire un valido aiuto, in quanto consentono di orientare gli angoli delle ossa del piede verso valori più fisiologici e migliorare la cinematica del passo. Nella corsa, l’accumulo e il rilascio di energia elastica da parte di tendini e legamenti consente di diminuire il carico di lavoro sui muscoli. Il miglior allineamento offerto da scarpe adatte e plantari può favorire questa proprietà, risultando in un incremento della performance. Se sospettiamo un piattismo dei piedi è opportuno rivolgersi ad uno specialista così da attuare le migliori strategie, valutando quali scarpe acquistare, ogni quanto è indicato sostituirle, o se è il caso di utilizzare plantari.
Le scarpe per runners con piede piatto si differenziano da quelle per atleti con arco plantare normale, o particolarmente accentuato, per quanto riguarda aspetti legati a maggiori proprietà ammortizzanti e appositi supporti per ridurre la pronazione.

In linea di massima, se abbiamo accertato la presenza di piedi piatti ma non si riscontrano particolari disturbi nel lungo periodo durante la corsa o nei giorni di riposo, non c’è motivo di allarmarsi, proseguendo negli allenamenti e nelle competizioni in completa serenità. Alcune strategie che possiamo attuare fin da subito prevedono la camminata a piedi nudi, esercizi propriocettivi con palline, esercizi prensili per le dita, allenarsi su superfici adatte ed inserire lo stretching nella nostra routine.
In particolare, camminare a piedi nudi consente di aumentare esponenzialmente gli stimoli nervosi, migliorando le capacità propriocettive a la sensibilità a livello dei piedi, tant’è che gli esperti raccomandano questa pratica soprattutto nei bambini, in modo da ridurre le possibilità di incorrere in complicazioni a livello dei piedi durante le fasi di accrescimento.
Correre sulla sabbia è molto utile in questo contesto dato che l’instabilità del fondo consente una maggiore ammortizzazione del passo e implica una coordinazione superiore a livello degli arti inferiori, potenziando la muscolatura podalica.
Anche gli esercizi di rinforzo con elastici per tendini e legamenti dei muscoli del piede permettono alle strutture di sopportare un carico maggiore durante la corsa, in modo particolare nella fase di ammortizzazione.

Non tutti sono a conoscenza del fatto che anche tra gli atleti di massimo livello sono presenti specialisti con questa caratteristica. Tra gli esempi più celebri abbiamo Usain Bolt e Justin Gatlin nel settore della velocità, fino a Mo Farah e Kenenisa Bekele nel mondo delle corse su lunghe distanze.

In conclusione, in presenza di piede piatto, la corsa può essere un’attività estremamente benefica sotto diversi aspetti, a condizione che si seguano i semplici accorgimenti raccomandati dagli esperti per ridurre il rischio di infortuni.

Bibliografia e Sitografia:

– F.Farmani, M.Sadeghi, H.Saeedi, M.Kamali, The effect of foot orthoses on energy consumption in runners with flat foot, in “Indian Journal of Physiotherapy and Occupational Therapy” Vol.5 (2011)
– Guida pratica di ortopedia pediatrica, sintesi InfoMedica S.R.L, Via Brembo 27, Milano
– Ivanka Karparova,Methodological guidelines for the training of recreational runners with flat feet, Research in Kinesiology 2022, Vol. 50 No. 1, pp. 21-24
– Tomoya Takabayashi, Mutsuaki Edama, Takuma Inai, Masayoshi Kubo, Differences in rearfoot, midfoot, and forefoot kinematics of normal foot and flatfoot during running, in “Journal of Orthopaedic Research”(2020), DOI: 10.1002/jor.24877

– https://www.nytimes.com/1985/09/04/sports/scouting-sore-feet-unable-to-slow-aouita.htl
– https://www.performancelabofcalifornia.com/why-flat-feet-make-you-faster/

Leggi anche “Un nuovo mondo sotto ai piedi” di Rachele Baldini, Massoterapista Chinesiologa

Seguici su Instagram

Gruppo ai allenamento Santucci Running

Da oltre 30 anni trasformiamo le persone in atleti esperti di Corsa su Strada, Maratona, Pista, Trail Running e Ironman.

RICHIEDI UN PIANO DI ALLENAMENTO
PERSONALIZZATO E RAGGIUNGI I TUOI OBIETTIVI

I NOSTRI PARTNER