Il massimo consumo d’ossigeno
di Massimo Santucci e Lorenzo Andreini
Sappiamo che l’ossigeno è vita e nello sport significa disponibilità di energia.
Negli sport di fondo, proprio questo elemento chimico, rappresenta l’ingrediente principale per elevare lo standard prestativo.
La parola ossigeno per il corridore che fa resistenza si traduce direttamente in carburante.
Da questo si evince l’importanza di poterne disporre di grandi quantità per svolgere le funzioni richieste.
Fissare i parametri
In atletica i valori si trasferiscono quasi sempre in numeri.
Anche il massimo consumo di ossigeno, riassunto anche in VO2max, non sfugge a questa regola.
Un mezzo che adottiamo, per fissarlo in dato, è il test incrementale del lattato, dove andando ad incrociare i dati emersi dalle prove svolte, otteniamo il valore suddetto.
In ogni caso può emergere anche da altri test eseguiti su tapis roulant (a mio parere meno affidabili) o da test da campo.
Rilevare il tempo sulla distanza dei 2 km corsi a ritmo massimale, va in genere a sovrapporsi al valore di VO2max.
Questo per atleti di livello medio, per atleti di valore eccelso va a collocarsi intorno al personale sui 3000 metri.
Il valore di cui parliamo è importante da prendere a riferimento per migliorare la soglia anaerobica attraverso i lavori di potenza aerobica.
Andando a velocità migliori rispetto al VO2max sconfiniamo nell’anaerobico pieno e quindi alleniamo principalmente la tolleranza e la potenza lattacida.
Per questo motivo, andare più veloci del massimo consumo d’ossigeno non è una grande idea per il fondista o in ogni caso dovrebbe avvalersene con il contagocce e solo in determinate fasi della stagione.
Determinare soglia aerobica ed anaerobica è fondamentale per il corridore resistente, ma bisogna avere in mano anche il dato di VO2max per comporre al meglio il quadro di allenamento con andature incorporate
La passione per la cilindrata
Come giustamente dice Mathieu Lemaux nel suo libro ‘Running dalla A alla Z’, se l’essere umano fosse una macchina, il suo VO2Max, sarebbe la sua cilindrata.
Un paragone potente ed immediato come questo rende giustizia all’importanza di questo valore, che spesso gli atleti sentono nominare nel mondo delle corse (a piedi!).
Il massimo consumo di ossigeno è letteralmente il volume massimo di ossigeno che un atleta può consumare nell’unità di tempo per contrazione muscolare.
Questo valore viene influenzato non solo dalla gittata cardiaca, ovvero la quantità di sangue espulsa dal ventricolo sinistro del cuore nell’unità di tempo, ma anche dalla quantità di ossigeno che le cellule riescono ad utilizzare.

Il VO2Max è quindi un valore che è il risultato di una delicata cooperazione di quantità e qualità, complessa quanto importante.
Esso misura la quantità di ossigeno massima che può essere usata dall’organismo in un esercizio.
Molti studi denotano che non è un valore totalmente predittivo: il VO2Max preso come valore isolato non descrive le reali capacità di un atleta, in quanto intercorrono anche altri fattori fisiologici.
Quello che invece sappiamo è che l’atleta con un più alto valore di VO2Max possiede un sistema di produzione energetica ed eliminazione delle scorie più efficace di chi ha un valore più basso.
Ciò gli garantisce la possibilità di sostenere ad un’intensità superiore, uno sforzo di durata maggiore.
Valori innati e non
Queste caratteristiche, complesse da decifrare in dettaglio, sono in buona parte già scritte nel patrimonio genetico di un atleta.
Tuttavia si può intervenire con l’allenamento per migliorare il valore di cui ci stiamo occupando.
In linea di massima gli stimoli possono essere migliorativi fino al 20% circa.
Ma, come si allena il massimo consumo d’ossigeno?
Abbiamo detto in precedenza del ruolo fondamentale riguardo alla quantità del sangue espulsa dal ventricolo sinistro del cuore e della quantità di ossigeno utilizzata dalle cellule.
Ecco, i mezzi allenanti utili devono rivolgersi a qualità fisiologiche di tipo aerobico, con azione a livello centrale (cuore) e a livello periferico.
Enrico Arcelli ha suggerito che a livello centrale gli allenamenti più stimolanti sono quelli che portano ad un rapido aumento della frequenza cardiaca.
Una prova ne sono le classiche salite di breve distanza, la corsa con variazioni di ritmo, l’interval training, ma anche le stesse ripetute purchè su distanze relativamente brevi (fino ai 1500 metr
A livello periferico, invece, il primo accorgimento è quello di gestire con meticolosità il recupero tra le ripetute per la potenza aerobica, ma anche e soprattutto, avvalersi di allenamenti di ritmo medio ed affrontare salite di media e lunga distanza.
Non a caso questi mezzi allenanti sono alla base di tutte le distanze, dal mezzofondo veloce alla maratona, a testimoniare la viva importanza del VO2Max.
Fasce sensibili
Individuare con precisione zone di lavoro fertili è un compito primario del tecnico.
Selezionare l’arco che va dal valore di massimo consumo d’ossigeno a quello di soglia anaerobica è compito irrinunciabile.
Poter lavorare dentro quelle velocità corrispondenti e, per i runners più evoluti, riuscire a svolgere sedute ad elastico dentro quel range, significa guadagnare in tempi rapidissimi ottime velocità gara.
In conclusione, il massimo consumo di ossigeno influenza senza dubbio la prestazione, ma sicuramente non la passione per la corsa: questa se fosse misurabile, di sicuro esisterebbero indefinite unità di misura, una per ogni corridore.
Articolo pubblicato sulla rivista Runners & Benessere.

