La prima maratona..”..sono stati interminabili gli ultimi km”

marathon

 

26 Ottobre 2014, Lucca – La prima maratona

 

Alla fine il gran giorno è arrivato, le tensioni ed incertezze dei giorni precedenti si dissolvono di fronte ad una splendida giornata con temperature ottime per correre, inspiegabilmente sono rilassato, troppo per essere a meno di 5 minuti dal via!

Devo correre ad un ritmo di circa 4′ e 50” al km quindi mi sono piazzato tra i pacemaker delle 3h e 15 e quelli delle 3h e 30.

 

Si parte, imposto il mio ritmo e non vedo allontanarsi i palloncini delle 3h e 15, anzi li tallono, ma aspetto il primo km prima di rallentare, ed ho fatto bene: 4′ e 48”, ottimo!!! Dopodiché i palloncini allungheranno fino a scomparire.

Passano i km, non salto un rifornimento, e mentre le gambe fanno il loro lavoro, con la testa non penso a quanto manca alla fine e sembra tutto molto facile, sono ancora fresco e a questo ritmo mi posso anche permettere di scambiare 2 parole con un genitore che in bicicletta seguiva il figlio lungo la gara, l’unico impegno è mantenere la velocità costante, cosa che mi riesce anche abbastanza bene: eccetto 2 km troppo veloci di circa 15/20 secondi tutti gli altri scorrono alla media di 4′ e 47/48”.

 

Alla Passaggio della mezza il crono segna 1h 40′ e 30” , i calcoli sono fin troppo facili. Contento dell’andamento e proiezione della gara, vado avanti preoccupandomi solo di prendere mezzo integratore poco prima del rifornimento del 25° km poi al 30° al 35° ed al 39°, con tutti i dubbi ad esso connessi non avendolo provato (per dimenticanza) in allenamento durante il lunghissimo.

Dubbi che si concretizzano in piccole fitte alla parte sinistra dell’addome molto fastidiose, me le porto dietro per circa 1 km che risulterà più lento, poco male l’importante è che i dolori se ne siano andati, e così riprendo il mio ritmo.

 

Al 30° incontro il mister, che a piedi mi segue per una decina di metri, giusto il tempo di chiedermi come va, rispondo che va bene e gli dico il tempo, ed in quattro e quattro otto mi risponde dicendo che sono in anticipo di 7 minuti, che va bene così, e di gestire la parte finale.

Sapevo di essere andato più veloce ma 7 minuti mi sembravano decisamente troppi, ci siamo poi chiariti a posteriori: lui intendeva rispetto alle 3h e 30′ finali!

Incomprensione a parte, è stato un piacevolissimo il sostegno in una gara che quanto a partecipazione di persone ai bordi della strada somigliava più ad un allenamento, e corsa quasi sempre da solo con pochi atleti a fare “compagnia”.

 

Nel frattempo la seconda razione di integratore inizia a ridarmi il fastidio all’addome, rallento per 1 km e decido di non usarlo nè al 35° nè al 39° km.

Finalmente vedo il cartello 32 km, e mi dico “vai è fatta mancano 10 km”…. ma 10 km sono pur sempre 10 km!! Questi mi sembrano interminabili e mentre commetto l’errore di contarli ad uno ad uno inizio a pensare “queste non sono distanze per me”.

Mentre le gambe ancora reggono, la testa inizia a cedere: con la gara ancora ampiamente da concludere i pensieri mi vanno alla prossima maratona a sole tre settimane da questa, ed inizio a maturare l’idea di non parteciparvi…

 

Il sole che prima della partenza mi scaldava piacevolmente, adesso inizia a “picchiare” un po’ troppo, a sensazione sembra di andare alla stessa velocità di prima ed invece km dopo km mi ritrovo a 4′ e 53” poi 4′ e 57” , 5′ pochi secondi sopra il ritmo da tenere (che a ripensarci adesso a mente ghiaccia non sono niente, ma allora mi sono pesati come macigni) provo quindi ad accelerare ed ottengo un 4′ e 44”, ma siamo agli sgoccioli, e dopo essere salito sulle mura sento un dolore al ginocchio destro che non avevo mai provato in nessun allenamento o gara, ma ormai sono troppo vicino per fermarmi.

Il ritmo si alza fino a 5′ e 20”, finché non inizio a sentire lo speaker dell’arrivo e capisco che è fatta. Scendo dalle mura e nel rettilineo finale grazie all’incitamento di Odette e Fabio, riesco a trovare la forza di effettuare un ultimo sorpasso.

 

E’ finita, taglio il traguardo in 3ore e 25 minuti, in linea con quello che dovevo fare, ma non sento la felicità che pensavo di provare, piuttosto è stata una liberazione, tanto che non appena incontro la mia ragazza le dico che per me è stata più dura di testa che non di gambe,e che per me questa sarebbe stata la mia prima ed ultima maratona.

 

 

Poi passa il tempo (due giorni), ne parlo con amici e conoscenti, e da chi non corre vengo visto quasi come un superman, qualcuno pensa quasi che abbia una dote naturale, mentre è solo il frutto degli allenamenti, scarico i dati sul computer ad analizzo l’andamento della gara, presto poca attenzione ai primi 30 km, mi concentro piuttosto su quegli ultimi 10 interminabili km, e giungo alla conclusione che alla fine non stavo andando poi così male come mi sembrava (tolta la parte sulle mura con il dolore al ginocchio).

Ricevo addirittura telefonate da compagni di allenamento che mi chiedono come è andata, e nel frattempo mi rendo conto di aver “metabolizzato” la gara, ed a soli 2 giorni di distanza e ginocchio permettendo, non vedo l’ora di correre la mia prossima maratona, ma con l’intenzione di godermela un po’, tanto essendo a sole 3 settimane da quella di Lucca è inutile cercare di migliorare il crono.

 

Istanbul mi aspetta

 

 

Daniele Trevisani

 

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