Project 222: quando un record del mondo è il risultato di una progettazione perfetta

Ci sono record che riscrivono le statistiche e altri che raccontano l’evoluzione di un’intera disciplina. Quello realizzato da Josh Kerr appartiene a entrambe le categorie. Sabato 18 luglio 2026, davanti a oltre 60.000 spettatori del London Stadium, lo scozzese ha fermato il cronometro a 3’42″66, stabilendo il nuovo record del mondo del miglio (1.609,34 metri). È caduto così uno dei primati più iconici dell’atletica mondiale: il 3’43″13 di Hicham El Guerrouj, ottenuto a Roma nel luglio del 1999 e rimasto imbattuto per ventisette anni.

Quel tempo finale equivale a 222,66 secondi. Un dettaglio che racchiude il senso dell’intero progetto: il Project 222, un programma sviluppato per inseguire un obiettivo preciso, correre il miglio in 222 secondi, ovvero 3’42″00. Kerr non ha raggiunto il tempo matematicamente perfetto immaginato dal progetto, ma ha ottenuto qualcosa di ancora più significativo: il record del mondo.

Project 222: un record costruito, non improvvisato

Quella di Londra non è stata una prestazione nata da una giornata di grazia, ma il punto di arrivo di una pianificazione scientifica sviluppata in ogni minimo dettaglio. Per mesi Kerr e il suo team hanno lavorato su ogni variabile capace di influenzare la performance: preparazione fisiologica, biomeccanica, tecnologia, materiali, strategia di gara e gestione del ritmo. La preparazione ha previsto anche numerose sedute in camera ipobarica, utilizzata per simulare gli effetti dell’altitudine e stimolare gli adattamenti fisiologici indispensabili per sostenere un’intensità così elevata.

Ogni elemento è stato progettato affinché nulla fosse lasciato al caso.

La tecnologia al servizio della prestazione

Un ruolo importante è stato svolto anche dalla tecnologia sviluppata da Brooks. L’azienda ha realizzato una scarpa chiodata specifica, la Hyperion 222, progettata esclusivamente per consentire a Kerr di esprimere la massima efficienza alla velocità prevista dal progetto: circa 26 km/h (16 mph), il ritmo necessario per correre un miglio sotto i 3’43”. La scarpa è stata sviluppata presso il Run Research Lab utilizzando circa otto anni di dati biomeccanici raccolti sull’atleta. Ogni dettaglio è stato personalizzato: geometria della suola, rigidità della piastra in fibra di carbonio, distribuzione delle pressioni e risposta elastica sono stati calibrati sulla tecnica di corsa di Kerr, caratterizzata da un appoggio estremamente specifico, una spinta asimmetrica e una transizione del passo particolarmente aggressiva. 

A completare il sistema, Kerr ha indossato una Speed Suit altamente aerodinamica, dotata di micro-perforazioni laser posizionate nelle aree di maggiore produzione di calore per migliorare la termoregolazione e limitare la resistenza dell’aria.

Una gara costruita sul ritmo

Anche la gestione tattica della gara è stata perfettamente coerente con il Project 222. La lepre Brannon Kidder è transitato ai 400 metri in 54″75 e agli 800 metri in 1’50″63, passaggi rispettivamente 32 e 95 centesimi più veloci rispetto alla storica gara di El Guerrouj.

Ai 1200 metri, Kerr è passato in 2’46″39, con oltre un secondo e mezzo di vantaggio sul ritmo del precedente record mondiale (2’47″91).

Concluso il lavoro della lepre, lo scozzese ha affrontato da solo gli ultimi 409 metri. Sul rettilineo finale il margine accumulato si è progressivamente ridotto, ma è rimasto sufficiente per fermare il cronometro a 3’42″66. Il Project 222 non ha centrato il simbolico 3’42″00, ma ha raggiunto il vero obiettivo: riscrivere la storia del miglio.

La biomeccanica di Josh Kerr

Ciò che rende Kerr un atleta straordinario non è soltanto la sua capacità fisiologica, ma soprattutto l’eccezionale economia di corsa. La sua tecnica viene considerata dai biomeccanici un modello di efficienza energetica.

Appoggio – L’appoggio avviene rapidamente sotto il baricentro, riducendo quasi completamente l’effetto frenante tipico di chi allunga eccessivamente il passo. Questo gli consente di trasformare ogni contatto con il terreno in propulsione.

Tronco e core – La postura rimane estremamente stabile durante tutta la gara. Il busto è praticamente eretto, con una lieve inclinazione in avanti che nasce dalle caviglie e non dalle anche. In questo modo vengono ridotte al minimo le oscillazioni laterali e tutta la forza prodotta viene indirizzata verso la progressione.

Braccia – Anche nei momenti di massima intensità Kerr mantiene spalle rilassate e braccia compatte. L’azione è fluida, continua e priva di irrigidimenti, contribuendo a preservare la decontrazione generale del gesto tecnico.

Recupero della gamba – Durante la fase di recupero il tallone sale molto vicino ai glutei. Questo accorcia la leva della gamba, riduce il costo energetico del movimento e permette frequenze di passo elevatissime senza aumentare inutilmente il lavoro muscolare.

La decontrazione: il dettaglio che fa la differenza

Uno degli aspetti più impressionanti della prestazione di Kerr è la capacità di rimanere rilassato anche alla massima intensità. Mentre la frequenza cardiaca raggiungeva circa 188 battiti al minuto, il volto e la parte superiore del corpo apparivano quasi imperturbabili, nascosti dietro i suoi ormai iconici occhiali da sole. Non si tratta di un semplice dettaglio estetico.

Quando un atleta si irrigidisce aumenta il lavoro muscolare accessorio, consuma più ossigeno e disperde energia preziosa. Kerr, invece, riesce a mantenere una straordinaria decontrazione, trasformando ogni minima economia energetica in velocità negli ultimi metri della gara. È una caratteristica comune ai più grandi interpreti del mezzofondo mondiale.

Oltre il confronto con il passato

Di fronte a un record di questa portata è naturale cercare confronti con il passato. Il 3’43″13 di El Guerrouj resta una delle imprese più straordinarie della storia dell’atletica, ottenuta in un’epoca priva delle tecnologie oggi disponibili: niente super-scarpe, nessuna pista di ultima generazione, nessun sistema luminoso di riferimento del ritmo.

Più che stabilire quale prestazione sia “più grande”, forse vale la pena osservare come sia cambiato il modo di costruire i risultati. Oggi la prestazione nasce dall’integrazione tra allenamento, fisiologia, biomeccanica, ingegneria dei materiali, analisi dei dati e strategia di gara.

Il Project 222 rappresenta perfettamente questa evoluzione. Non è soltanto il racconto di un record del mondo. È il racconto di come, nello sport moderno, i grandi risultati vengano progettati con una precisione quasi ingegneristica.

Ogni cosa è figlia del suo tempo, allora prestiamo attenzione, ora, a questo tempo!!!

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