Fenomenologia di Steve Prefontaine

Nel mondo dell’Atletica questo nome fa venire ancora i brividi. Voglio dedicare un Approfondimento come si deve ad un grandissimo. ‘Il James Dean della corsa’. Signore e signori, Steve Prefontaine.

Un Atleta formidabile, detentore non ufficiale di tutti i record americani dal miglio ai 10000 metri (quello sui 5000 è stato rimpiazzato da quello di Galen Rupp nel 2012). La sua leggenda inizia, purtroppo, dal giorno della sua morte, nel maggio 1975, a soli 24 anni. Un ispiratore, ritenuto da moltissimi il principale iniziatore, passatemi il termine, della running fever negli anni 70′ e 80′, quando circa 30 milioni di Americani iniziano a includere la corsa nella propria vita, compreso il presidente Carter.

Figlio di un carpentiere e di una sarta, è un bambino vivace, appassionato di sport, in particolare di basket, ma penalizzato dalla bassa statura, è spesso in panchina. Scopre la corsa, se ne innamora, la coltiva con amore, ne fa la sua ragione di vita.

Di tutte le testimonianze atletiche che abbiamo sul ‘Pre’, come lo chiamavano, tutte sembrano concordare su un fatto: l’intensità che Steve metteva nei suoi allenamenti, figlia di una voglia pazzesca di sfruttare al massimo il suo dono, era il suo segreto. Steve da sempre tutto, generosamente, nelle gare e negli allenamenti. Un atteggiamento esasperato. ‘Non dare il meglio di sè, significa sacrificare il proprio dono’ frase poi divenuta celebre, applicata in ogni campo.

Prefontaine piaceva alle persone. Sportivo in tutti i sensi, dava sempre tutto senza calcolo, senza freni, senza se e senza ma. ‘Perchè corri Steve?’. ‘Certe persone creano con parole e musica, altre con pennello e tavolozza. Per me la corsa è stile. E’ riuscire meglio di chiunque altro in qualcosa, è espressione di creatività’.

Diventerà Campione Universitario degli USA in Cross Country e sui 5000 metri. Oro ai Giochi Panamericani del 1971, detentore di numerosi record (e tantissime vittorie). Ai Giochi di Monaco ’72, coglie ‘solo’ un quarto posto, che lo darà in pasto alla storia. Inizia a spingere e condurre il gruppo dall’inizio alla fine, in controtendenza alle classiche gare tattiche dominatrici di quell’epoca, infiammando lo Stadio, ma si vedrà superare nell’ultimo giro di pista, perdendo così oro, argento e bronzo.

‘Se oggi la gente corre e sfida i propri limiti lo si deve a Prefontaine’ (Alberto Salazar, triplo vincitore della New York Marathon).

Il 30 maggio del 1975, dopo aver riaccompagnato a casa fidanzata e Frank Shorter (campione Olimpico nel 1972 nella Maratona) esce di strada con la sua decappottabile arancione sulla Skyline Boulevard, percorsa decine di volte in allenamento, lasciando un vuoto incolmabile. Ancora oggi, atleti di tutto il mondo si recano in ‘pellegrinaggio’ alla Pre’s rock, dove Steve ebbe l’incidente.

Fonti: Wikipedia; Running dalla A alla Z (Mathieu Le Maux)

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