Il test del lattato per la corsa di fondo

test del lattato

Riporto una pubblicazione fatta insieme al Dr Augusto Innocenti riguardante il test del lattato. Insieme a lui abbiamo testato alcuni atleti ed elaborato dei sistemi di valutazione personalizzati. In 3 anni abbiamo studiato oltre 50 atleti ed i dati costituiscono una fonte per considerazioni fisiologiche specifiche sulle caratteristiche del corridore.

Valutazione di atleti di fondo con la curva di concentrazione ematica di lattato

Massimo Santucci e Augusto Innocenti

G.S. Orecchiella Garfagnana

Sport Services – Studi Medici S.Paolino

L’acido lattico (lattato) viene prodotto dal muscolo riducendo il piruvato prodotto dalla Glicolisi. Durante l’attività fisica di livello metabolico modesto i processi ossidativi mitocondriali e la disponibilità di ossigeno sono adeguati a coprire il fabbisogno energetico, inoltre, se si forma acido lattico, esso viene ossidato alla stessa velocità, ritrasformandosi in acido piruvico, e quindi non si ha accumulo. In questa situazione esiste quindi una condizione che si può definire stato stazionario (Steady State). L’aumentare dell’intensità dell’attività fisica invece provoca un aumento di produzione ed accumulo di acido lattico(1): Il lattato comincia ad accumularsi e successivamente aumenta in modo esponenziale quando una persona sana e normale raggiunge e supera il 55% del massimo consumo di ossigeno(1-3).

Ormai da alcuni decenni sono stati messi a punto protocolli per la corretta stima delle capacità aerobiche degli atleti, studiando le curve di concentrazione del lattato ematico, applicabili, con modeste variazioni, a molti sport. Le moderne attrezzature permettono di eseguire questi test con estrema facilità, sul campo e senza dover prelevare grosse quantità di sangue agli atleti (si esegue solo un piccolo foro sul lobo dell’orecchio, o sulla punta del dito indice). Per una più esauriente spiegazione dei meccanismi e delle metodologie si rimanda ai volumi pubblicati da Arcelli e Massini(4, 5).

La nostra esperienza

Noi abbiamo cercato di trovare un sistema di valutazione della curva di produzione del lattato applicabile agli atleti non professionisti di medio-alto livello che corrono distanze di fondo. L’esigenza è nata dalla necessità da parte di uno di noi di impostare i corretti ritmi di allenamento negli atleti amatori che stava seguendo. Il classico protocollo (vedi Arcelli 4) sulla distanza dei 2000, vista la necessità di dare recuperi brevi, era a nostro avviso troppo impegnativo per atleti non professionisti. Questa tipologia di atleta comprende,infatti, persone che per esigenze di vita quotidiana non possono eseguire preparazioni paragonabili a quelle degli atleti di vertice, inoltre spesso non sono più giovanissimi (età media 40 anni). D’altra parte è risultata evidente anche in questa tipologia di atleta la necessità di avere una corretta impostazione di allenamento.

Ci siamo trovati quindi nella necessità di risolvere due problematiche: 1) Avere una curva che ci desse indicazioni di base su tutte le capacità dell’atleta (e non solo su una ristretta finestra di andature); 2) Trovare una distanza confacente alle esigenze degli atleti da noi testati.

Per risolvere queste esigenze abbiamo applicato un test incrementale su strada provando due distanze per le ripetute (1500 e 1000). La nostra esperienza ha mostrato un’ottima compliance per i 1000, sia per la buona percezione della distanza da parte dell’atleta, sia per la corrispondenza delle andature stimate con le andature di gara. Si deve tener comunque presente che questa tipologia di atleti esegue la distanza, nelle ripetute del test, a tempi compresi tra i 3’ e 5’, periodi di tempo che in altri sport come il nuoto od il ciclismo sono stati considerati sufficienti per il raggiungimento di un soddisfacente equilibrio tra il lattato ematico e quello muscolare (Bonifazi com. personale). Per controprova abbiamo fatto agli atleti, al termine dell’ultima prova, 2 prelievi a distanza di 2’ senza osservare variazioni significative. I prelievi sono stati eseguiti tramite un piccolo foro al lobo dell’orecchio eseguito con lancette da 0,45mm Glucotip (A.Menarini). Le concentrazioni di lattato sono state valutate utilizzando l’analizzatore Laccate Pro Test-Meter (Arkray).

Per poter valutare un’ampia gamma di andature abbiamo impostato un test incrementale con 7 ripetute sui 1000 metri a velocità crescenti, a partire da ritmi al di sotto della soglia aerobica, sino ad arrivare ad un’ultima prova massimale. Chiaramente le andature sono state studiate singolarmente per ogni atleta. Questo ci ha permesso di valutare le andature dei singoli atleti ad un ampio spettro di concentrazioni di lattato. Da questo primo test di base si possono poi sviluppare dei test più mirati a seconda delle esigenze di ciascun atleta. Sui dati ottenuti è stata costruita le best fitted curve in modo da ottenere valori di R2 > 0,95. Utilizzando l’equazione di tale curva è stato possibile valutare le andature di soglia aerobica e quelle di soglia anaerobica, e stimare le andature per gli allenamenti di Potenza Aerobica.

Assieme alle andature e alle concentrazioni di lattato sono state registrate anche le frequenze cardiache, permettendoci di valutare le frequenze caratteristiche delle varie tipologie di lavoro.

Al termine del prelievo dell’ultima ripetuta l’atleta ha eseguito 20’ di recupero attivo eseguendo una corsa di defaticamento. Ogni 5’ è stato eseguito un prelievo per valutare la velocità di recupero dell’atleta.

Nell’anno trascorso abbiamo testato 11 atleti e l’allenamento è stato impostato in funzione dei dati ottenuti. Chiaramente gli allenamenti sono stati personalizzati per ogni atleta in funzione degli obbiettivi e delle capacità e carenze riscontrate.

Per esempio descriviamo l’allenamento di un atleta. Il test del lattato svolto nel presente atleta ha evidenziato una buona propensione verso i lavori lattacidi. Gli allenamenti successivi, anche in funzione degli obbiettivi (gare su strada e mezza maratona), sono stati impostati per migliorare la velocità di soglia anaerobica. Tutto ciò tenendo presente delle caratteristiche dell’atleta. L’atleta ha eseguito 1-2 sedute settimanali di potenza aerobica, 1 di resistenza lattacida ed 1 di capacità aerobica. Dopo 40 giorni l’atleta ha corso la mezza maratona a Pistoia ad un ritmo di 3’42” a Km, andatura che si posiziona al di sotto del limite di soglia anaerobica misurato col primo test. Successivamente abbiamo inserito anche lavori per l’efficienza muscolare (Forza, salite, etc). Dopo circa 70 giorni dal test iniziale l’atleta ha corso i 10.000 ad un andatura di 3’31” a Km. Dopo 4 mesi è stato effettuato il secondo test. Si evidenzia un notevole miglioramento della soglia anaerobica: 11”/Km di miglioramento della velocità di soglia anaerobica e un aumento di 14 battiti della frequenza di soglia (171-185).

Bibliografia

1) McArdle, Katch, Katch “Fisiologia Applicata allo Sport” – 1998 – Casa Editrice Ambrosiana

2) Costill et al. “Fractional utilization of the aerobic capacity during distance running” -1973 – Med. Sci. Sports, 5:248

3) Davis et al.. “Anaerobic threshold alterations caused by endurance training in middle aged men” – 1979 – J. Appl. Physiol. 46:1039

4) Arcelli “Acido lattico e prestazione” – 1995 – Cooperativa Dante Editrice

5) Arcelli, Massini “La mia Maratona” – 2003 – Edizioni Correre

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