Una competizione divisa in 6 tappe per complessivi 200 km con un dislivello positivo di oltre 10000 metri. Lungo il tracciato si trova il deserto e la foresta tropicale. Ci si arrampica su sentieri di montagna e si scorge l’Himalaya innevato.
Mauro Lazzarini, che ha affrontato questa gara, ha definito questo tracciato come un viaggio interiore dove la classifica ed il cronometro sono assolutamente privi di importanza. Questo per ogni atleta al via. Gli organizzatori hanno tenuto a ribadire che il tempo massimo previsto per ogni tappa doveva essere visto come un’indicazione molto elastica. Ogni atleta doveva godere del percorso senza limiti rigidi. “Non escludiamo nessuno”.




Mauro ci parla della sua esperienza:
“È stata un’avventura dentro l’anima del Paese per scrutarne usi e costumi. Per avvertirne il respiro. Siamo passati attraverso proprietà private ed ogni angolo nascosto. Non c’erano limiti.. ci siamo immersi nei segreti delle foreste.
Ho avuto grosse difficoltà nella prima tappa. Il petto bruciava forte, avvertivo sensazioni strane che non riuscivo a spiegarmi. Anche per gli altri era così. In realtà tutto dovuto alla quota di 3700 metri e la temperatura che nel primo giorno ha sfiorato i 38 gradi. L’inizio è stato davvero durissimo..ho pensato al ritiro. Superato questo scoglio è cominciato il sogno.. mi sono goduto ogni momento di questo irripetibile viaggio”.
Quando la tappa terminava sull’alta montagna i corridori si ristoravano nei monasteri buddisti. Si riposavano, stavano bene. La pace era sopra ogni cosa.




Mauro continua il racconto:
“La missione di quel popolo è trasmettere pace e serenità. C’è sempre il sorriso e la bontà fra di loro e nei confronti di chi incontrano. Se ti mettevi in un angolo vedevi questa semplicità e complicità. I bambini erano incantevoli, si divertivano con una semplice palla di carta. Hanno anche i cellulari, ma li guardano distrattamente, come se il mondo che passa da sfere tecnologiche non gli appartenesse. Guardavano i nostri zaini e gli altri accessori come se scoprissero chissà cosa. Avevano curiosità e purezza”.
Quando le tappe si chiudevano sui 1500/2000 metri di quota le soste avvenivano nei villaggi e gli atleti dormivamo con contadini e pastori. Dormivano con famiglie numerose e felici.
Mauro aggiunge:
“Queste persone ti aprono ad un mondo diverso. Si dorme quando fa buio. Vivi con quello che la terra ti dà. Per tutti così. Niente frigoriferi. Niente luce. Alle 4 si svegliavano con noi e pregavano per noi augurandoci una buona giornata piena di emozioni. Ti facevano piangere per tutto quello che ti aggiungevano.. ti arricchivano con niente. Pensa che quando siamo partiti da Thimphu, la capitale, centinaia di ragazzini delle scuole hanno fatto un corridoio da dove passavamo e ci hanno cantato il loro inno. I brividi”.
Il Bhutan è un luogo ricoperto dal 72% di foreste e popolato da 400 mila abitanti. Scoprirlo indubbiamente rapisce. In una tappa era previsto un passaggio dove stazionano le sanguisughe. Sale per toglierle di dosso e via. Semplici regole dell’organizzazione per passare indenni le insidie.
Ascoltiamo ancora Mauro:
“Dentro la giungla emozioni uniche. Fiori diversi dai nostri, animali con versi mai sentiti prima, uccelli enormi bellissimi. Un incanto essere dentro questa storia. Cercavo di fermare i momenti.
Passavo dentro fiumi ed ascoltavo il batticuore. Ammiravo passaggi suggestivi, mai strapiombi o passaggi estremi.
In questi posti il rispetto è totale. Vietato fumare per strada. Non si urla, non sono importanti i soldi ed il superfluo. Mi porto via insegnamenti. Ovvio che viverci non sarebbe semplice. Ognuno nasce con la sua cultura. Qui c’è estrema povertà, ma nessuno si lamenta. Non ci sono ricchi o poveri. Solo chi ha un po’ di più. L’abbigliamento è quasi tutto uguale, tuniche che avvolgono il corpo.
Gli sguardi sereni, le famiglie unite ed il buddismo come indice di felicità da trasmettere e l’adorazione per il Re. Ho ancora in me il calore che si avvertiva ad essere attesi dai monaci per la meditazione serale. Arrivava in noi un fiume impetuoso di benessere. Mi porto dentro tutto questo. Non mi lascerà”.
Che bello il racconto di Mauro. Viene voglia di andare là. Esperienze che aiutano la riflessione. Dentro queste righe si avverte il silenzio e l’insegnamento. Non occorre rincorrere la felicità se non abbiamo occhi per scorgerla.






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