Analisi del ruolo biomeccanico del ginocchio nella corsa
Come si muove il ginocchio mentre camminiamo
Mentre camminiamo, il ginocchio segue un ciclo coordinato di flessione ed estensione per assorbire il carico e trasferire il peso in modo efficiente.
Nel ciclo del passo, quando il tallone tocca terra, il ginocchio è lievemente flesso, circa 5°, e continua a flettersi fino a 10-15° nella prima parte del ciclo. Questa fase serve ad ammortizzare il peso corporeo nel contatto col suolo.
Dopo questa breve flessione di ammortizzazione, l’articolazione si estende fino a circa 0° poco prima del distacco del tallone, per poi tornare a flettersi fino a circa 60° durante la fase di oscillazione (quando la gamba viene riportata avanti).
Quindi funzionalmente durante il cammino il ginocchio ha il ruolo di un ammortizzatore controllato e alterna fasi di cedevolezza e stabilità con il fine di ridurre stress articolare e conservare efficienza nel passo.
Come si muove il ginocchio mentre corriamo
Il passaggio dal cammino alla corsa arricchisce la descrizione perché si aggiungono nuovi elementi molto importanti: la frequenza, forze di impatto, ampiezza del movimento, tempo di contatto a terra.
Il ciclo del passo diventa quindi più rapido, cambiano gli angoli di flesso-estensione (con considerazioni anche su altri piani di movimento) e bisogna valutare la coordinazione con anca e piede.
Quindi in pratica, osservando sempre il ginocchio come un osservatore esterno, di lato, al contatto iniziale del piede a terra, il ginocchio subisce una flessione di 20°-25° (nel cammino era 5°) che aumenta nella fase di carico a 45° circa per dissipare meglio la forza d’impatto (nel cammino era circa 10-15°). Nella fase di spinta si estende molto velocemente fino a 20° per poi tornare a flettersi nuovamente in fase di oscillazione/caricamento dove può raggiungere anche i 130° in velocità più alte.
In più durante la corsa dobbiamo spendere due parole anche sui movimenti sul piano frontale (visione dal davanti): in tutto il ciclo il ginocchio fa delle leggere rotazioni e si adduce leggermente. Durante la fase di carico la tibia effettua una piccola rotazione interna, per poi tornare durante la fase di spinta a ruotare esternamente rispetto al femore. Rotazioni impercettibili (da 3° a 5°) ma che sono vitali in uno sport di carico come la corsa per un movimento più fluido e una sinergia corretta dell’arto inferiore.
Che cosa ci dice tutto questo
La corsa amplifica il movimento e le forze in gioco
Rispetto al cammino, ogni passo di corsa comporta una forza di impatto al suolo pari a 2-3 volte il peso corporeo, in un tempo di contatto brevissimo. Questo ci dice che una qualsiasi alterazione biomeccanica dell’arto inferiore (debolezza del gluteo medio?, dorsiflessione di caviglia limitata?, eccessiva pronazione del piede?) viene messa in luce e può ripercuotersi sul nostro innocente ginocchio.
Il controllo eccentrico del Quadricipite è essenziale
Nella fase di carico, il quadricipite lavora intensamente in contrazione eccentrica per controllare il ginocchio e assorbire l’impatto.
Un deficit di forza del quadricipite o di timing neuromuscolare può aumentare le forze compressive femoro-rotulee e predisporre infortuni nel medio-lungo termine.
Il ruolo silenzioso dei muscoli posteriori della coscia
Da aggiungere al quadro biomeccanico di base: durante la corsa, i muscoli posteriori di coscia (hamstrings) svolgono un ruolo determinante nel controllo del movimento del ginocchio.
Importanti eccentricamente, frenando la rapida estensione della gamba e proteggendo l’articolazione da forze eccessive, nella fase oscillatoria.
Importanti concentricamente nella spinta, per l’estensione dell’anca e la propulsione.
Anca e piede indirizzano il destino del ginocchio
La stabilità del ginocchio deriva in gran parte da un buon controllo del movimento nei distretti di anca e piede. Ad esempio nel caso di un valgismo dinamico, un’anca con uno scarso controllo che tende all’adduzione e rotazione interna varia tutti i vettori di forza del quadricipite portando la rotula fuori asse e aumentando lo stress femoro-rotuleo (dolore anteriore di ginocchio).
Conclusioni
Con questo breve articolo non si vuole certo dire che tutte le cause di dolore e/o instabilità del ginocchio siano derivate da altri fattori. Pensiamo ad esempio ad un evento traumatico, ad un ginocchio post operazione che ritorna all’attività, a lesioni legamentose o meniscali, tutte cause proprie ed intrinseche all’articolazione del ginocchio stessa che vanno indagate nell’integrità dell’articolazione.
Il messaggio che voglio passare con questo breve excursus biomeccanico è che il ginocchio del runner è un sofisticato snodo biomeccanico, per cui negli sport dove lo stress articolare è molto elevato e le patologie da sovraccarico sono all’ordine del giorno è utile considerare questa panoramica per avere chiara la valutazione del gesto.
Valutare quindi mobilità, controllo, allineamento dinamico è un passo fondamentale per correre più a lungo e con meno dolore. Ergo, come tutti i libri gialli che sembrano già definiti a metà, vale aspettare l’ultima scena per dare un senso a tutta la trama.
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