Europei di cross in Spagna: il commento

Europei di cross in Spagna

Domenica 9 dicembre si sono svolti a Toro in Spagna i Campionati Europei di cross. Prestazioni opache per la maggior parte dei nostri atleti, ma in linea con i valori attuali. C’è da cambiare qualcosa? Buone le prestazioni di Andrea Lalli e Stefano La Rosa che hanno ottenuto nell’ordine un quarto ed un quinto posto nella categoria promesse. Bene Lalli quindi, anche se in cuor nostro ad una medaglia si era pensato. C’è da dire che il giovane atleta molisano raramente tradisce e soprattutto nel cross è una pedina che da ampie garanzie, quindi sufficienza piena. Stefano La Rosa ha avuto un passaggio a vuoto durante la gara, ma nell’ultimo giro è stato magistrale, da lui ci si può attendere grandi cose.
Il resto della pattuglia non ha soddisfatto, a parte un Gabriele De Nard che anche nelle giornate di minor vena, riesce ad essere concreto.
Quello che non riesco a capire è il ritiro da parte di alcuni atleti. Se non vi sono infortuni, è inaccettabile fermarsi quando si ha una maglia azzurra sulle spalle. Gli atleti convocati che hanno avuto il privilegio di andare alla competizione internazionale, dovrebbero in ogni caso onorare la maglia arrivando al traguardo anche concludendo con un risultato scadente.
Chi è rimasto a casa digerisce male questa situazione. Chi veste la maglia deve portarla al traguardo nel bene o nel male.
Altro aspetto da valutare è quello delle controprestazioni di chi in ogni caso è arrivato al traguardo. Mi riferisco ad atleti che un mese fa correvano a ritmi ben più alti rispetto ad ora. La preparazione non dà sempre le stesse risultanze e la capacità di assorbire i carichi è spesso diseguale, ma un’analisi va fatta. Troppo spesso accade di vedere atleti che si affannano alla ricerca della convocazione e poi arrivano in calo verticale in occasione della rassegna clou.
La trasparenza delle convocazioni adottata quest’anno, fatta con la somma del punteggio delle gare di qualificazione è stata una scelta giusta secondo me, ma si è vista un’altalena di valori impressionante.
Andare alla ricerca di obiettivi parziali impone spesso modifiche strutturali al programma, con il risultato di avere condizioni atletiche precarie e mai solide. La preparazione, in particolar modo dei giovani, deve essere salvaguardata per cercare di farli crescere in modo omogeneo.
Un contatto frequente fra gli atleti, i loro tecnici ed i selezionatori è quello che serve secondo me.
Dovremmo supportare i migliori giovani esistenti, dargli la possibilità di fare atletica in modo sereno ed autonomo. Non mi riferisco soltanto ad una questione di soldi, ma alla possibilità di mettergli a disposizione strutture e assistenza. Mi riferisco alla possibilità di effettuare test ed analisi per monitorare le condizioni dei migliori emergenti. Graduatorie alla mano, si dovrebbero avere schede dettagliate dei primi 15-20 atleti in Italia per specialità, seguirli ed avere un filo diretto con loro. E’ da quella fascia media che si va a creare il gruppo del futuro. Se così non sarà, tanti giovani promettenti smetteranno presto non avendo la possibilità di crescere atleticamente e ci dovremmo affidare come al solito al talento di turno per salvare le spedizioni all’estero.

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