La forza mentale in maratona


Leggiamo questo interessante pezzo scritto da un esperto maratoneta. Le sue riflessioni ed i suoi consigli saranno preziosi per chi sta correndo le prime maratone e per chi ancora non ha un buon feeling con i 42 km.

La forza mentale in maratona.

Vorrei parlarvi di un’esperienza personale riguardo alla maratona.

Un aspetto poco valutato a riguardo della maratona è secondo me quello mentale.

Si trovano spesso sulle riviste specializzate tabelle  per i vari obbiettivi di tempo, ma raramente si trovano articoli che affrontano il problema della durezza mentale.

Mi spiego meglio: la prima maratona da me corsa è stata in sostanza un test, volevo vedere se riuscivo a correre per 42.195 km e non ho incontrato particolari problemi; problemi che invece si sono mostrati nel momento in cui ho provato a correrla al limite delle mie possibilità.

A Pisa nel 2003 in una giornata tipicamente primaverile mi sono presentato fisicamente preparato per correre sotto le 3 ore, i km fatti in allenamento e una forma fisica ottima lasciavano ben sperare. Ho corso con relativa facilità fino al 33° km, poi complice un caldo improvviso sono entrato in crisi. Subito ho iniziato a rallentare, poi ha cominciato a farsi largo l’idea del ritiro.

Ricordo ancora delle sensazioni tutte particolari, il volermi togliermi le scarpe per dolore e caldo ai piedi, la città in lontananza che non si avvicinava mai, un muraglione lungo il quale si correva praticamente infinito.

Tutte cose che mi stavano minando oltre che nel fisico nella mente.

Non ho mollato, la testa ha reagito e solo pensando al traguardo ho continuato, le energie erano finite da un pezzo.

Al termine 2h59’34” fatto davvero con la forza mentale, se solo mi fossi fermato per qualche metro, avrei fallito!


Ho corso altre 10 maratone spingendomi fino a 2h48’43”, ma se devo ricordarmi la fatica e cosa vuol dire tenere fino in fondo, il ricordo va subito a quel maggio 2003.

Altro esempio: un mio compagno d’allenamento mi ha raccontato che più di una volta si è trovato al rifornimento del 40 km a fermarsi richiamato da una voce interna irresistibile che implorava “fermati, fermati”, lo obbligava a bere e camminare per pochi passi.

Anche a me è successo, ma non mi sono mai fermato, anzi tiravo dritto dal lato  opposto della strada, per me era vietato.

Per aiutarlo su questo aspetto l’ho invitato ad allenarsi in pista con più frequenza (l’unico campo che secondo me rende bene l’idea della sofferenza finale di una maratona) fino a fare un medio di 14 km, lui che solo al pensiero di fare 10 giri gli viene male.

Il mio compagno ha fatto il personale a Milano, ma soprattutto non si è fermato al 40° km, sicuramente era preparato egregiamente e fisicamente stava bene, ma sono sicuro che una piccola mano a tenere duro alla fine, gliel’hanno data tutti quei giri in pista.

Andrea Salerno

* Nella foto vediamo Salerno al termine della maratonina di Livorno 2006

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