Confidarsi in corsa

Correre con un amico è sempre un momento speciale. Oggi ho incontrato Agostino Cortopassi perchè avevamo bisogno di parlarci, di confidarci. Fare questo correndo è quello che ci piace di più. Nella foto sopra, stiamo parlando prima di un allenamento campestre sulla neve.

06/02/08

Oggi pomeriggio mi sono incontrato con un carissimo amico, Agostino Cortopassi, per correre un po’ insieme. La voglia di ritrovarci, di parlare degli allenamenti, delle gare, di tutto quello che abbiamo trascorso insieme è sempre tanta.

I ricordi sono sempre belli, forse perché riaffiorano in noi leggermente diversi e più morbidi.

Ne aggiustiamo le forme e i contenuti, li ricordiamo come più desideriamo. Anche le amarezze si trasformano in semplici esperienze vissute ed ora a distanza di anni le vediamo essere state come passaggi utili per crescere come atleti e come uomini.

Ho conosciuto Agostino nel 1985, quando lui (classe ’68) era già un campioncino. Aveva la stoffa del corridore di razza, agile ed esplosivo, un vero mezzofondista. Vinse gli Italiani Studenteschi nel 1985 a Riccione e correva da juniores gli 800 in 1’55” e i 1500 in 3’55”. Il ricordo della finale degli Individuali allievi a Massa è sempre vivo. Colse uno splendido terzo posto al termine di un’appassionante volata con Gennaro Di Napoli che arrivò secondo e di Biagetti che s’impose. Agostino aveva un finale di gara favoloso; nel rettilineo conclusivo produceva dei cambi di ritmo micidiali.

Ricordo quando da juniores cercava il minimo di partecipazione agli Italiani nei 3000 metri che era fissato a 8’38”. In una gara allo stadio degli Assi a Firenze passò in 3’ al 1000 ed in 6’ netti al 2000 metri fra le urla scomposte del suo allenatore. Il ritmo dei primi era troppo lento per il tempo che cercava, ma lui se ne rimase lo stesso coperto in gruppo. Uscì allo scoperto proprio dopo il 2000 e fu capace di chiudere in 2’37” l’ultimo km andando a centrare per pochi centesimi il minimo per poter accedere agli Italiani di categoria.

Da giovane possedeva un talento immenso, ma non aveva altrettanto un buon rapporto con il campo d’allenamento. Forse sono mancate le persone giuste intorno a lui in modo da potergli permettere di esprimere il suo gran valore nella categoria assoluta.

Ha chiuso con l’agonismo poco dopo i 20 anni, ma mai ha smesso di correre. Si pone degli obiettivi da centrare in allenamento e si allena divertendosi per ottenerli. Ad esempio a volte annuncia che fra 3 mesi vuole correre un mille sotto i 2’50” oppure un 400 metri sotto i 55” e si concentra su quello. Ora vive l’atletica in questo modo, solo per gioco, per passione, fuori dalle eccessive tensioni che lui non ama.

Parlare con lui d’atletica è bello perché abbiamo vissuto gli anni di grandi mezzofondisti come Sebastian Coe, Steve Ovett e Cram solo per citare quelli di stampo britannico. Ne ricordiamo le imprese, i loro metodi d’allenamento, la personalità. Sono ragionamenti con una persona competente, che sa l’atletica cos’è, conosce i sacrifici e sa che senza un grande stimolo interiore i risultati non vengono. Abbiamo visto trascorrere insieme più di un paio di decenni d’atletica e ricordare gli episodi passati è sempre un bel modo di passare in allegria e serenità la giornata.

Il nostro salotto è in mezzo ai pini a ridosso del mare di Viareggio. In questi posti spesso ci divertiamo ad improvvisare nuovi percorsi immersi nel verde. Oggi ad esempio abbiamo corso il primo tratto su un fondo un po’ sabbioso che costeggia il mare; i pini lo proteggono dal vento di libeccio che spira spesso dal Tirreno. Arrivati a Torre del Lago dopo circa venti minuti di corsa tranquilla, nella zona della Marina; abbiamo ripreso una strada immersa fra i pini. Un tragitto ondulato con dei tratti che presentano un manto di sassi in modo da permettere ai macchinari addetti alla pulizia del parco, di rimuovere gli alberi caduti e mantenere costante l’ordine in questo angolo di natura ancora vergine.

A proposito di mare è capitato più di una volta che durante la seduta del mattino in estate, ci siamo tuffati in mare con scarpe, pantaloncini e canottiera per uscirne rinfrescati, asciugandoci poi al caldo del lungomare versiliese ad un ritmo sempre più veloce.

Ricordo quelle lunghe serie di mille metri corse assieme al ritmo di 2’50” al km in cui io “tiravo” i primi 500 metri perché più regolare sul ritmo e poi lui andava a chiudere la seconda parte. Nel riscaldamento si parlava poco; sentivamo l’allenamento, poi dopo, stanchi e felici ci liberavamo dalle tensioni.

Adesso le paure della gara, i timori degli allenamenti duri non ci sono più. Sono passati gli anni e tutto ha preso una direzione diversa. Sono stati momenti bellissimi ed oggi siamo fieri di aver trascorso la giovinezza facendo sacrifici, ma consapevoli di aver messo tutte le energie in quello che ci piaceva fare. Oggi avevo bisogno di parlare con Agostino e come sempre ci siamo incontrati al solito posto, come in quegli anni.

Parlare in corsa aiuta ad aprirsi; a confidarsi, tutto è più semplice. Oggi ci siamo visti per questo; di atletica non abbiamo neanche parlato. Gli ho confidato alcuni miei pensieri consapevole che un amico ti ascolta sempre con interesse e sa darti una parola vera.

Come sempre questo è avvenuto muovendo le gambe, è così che ci viene meglio. 

    Questa è una foto dove siamo insieme scattata 2 anni fa.

Da oltre 30 anni trasformiamo le persone in atleti esperti di Corsa su Strada, Maratona, Pista, Trail Running e Ironman.

RICHIEDI UN PIANO DI ALLENAMENTO
PERSONALIZZATO E RAGGIUNGI I TUOI OBIETTIVI

I NOSTRI PARTNER